Marco Torriani ci ricorda: il patron e il cronista

Delle origini dell’organizzazione sportiva anche quella internazionale, come quella che ha dato vita all’Unione Ciclistica Internazionale con la sua prima assemblea alessandrina, del rapporto fra editori e ciclismo, con il forte legame dei grandi personaggi alessandrini di Masio (Eliso Rivera, fondatore con Eugenio Camillo Costamagna della Gazzetta dello Sport che guarda caso oggi è ancora di un editore di Masio, Urbano Cairo)  ha parlato Marco Torriani, intervenendo al vernissage del Museo AcdB.

Marco Torriani ha anche accennato al rapporto fraterno che esisteva fra Patron Vincenzo Torriani e l’altro alessandrino di Pozzolo Formigaro, Franco Rota, fra i primi inviati sportivi del ciclismo (a La Notte) e fra i primi portavoce di un campione, anzi campionissimo, come Fausto Coppi. Abbiamo ritrovato questo testo che racconta proprio del rapporto fra Il Patron e il Cronista. In parte è ripreso sul volume L’ultimo patron – Vincenzo Torriani, una vita per il Giro, edito Ancora, di Gianni Torriani in vendita anche al bookshop del Museo AcdB.  Eccolo.

IL PATRON E IL CRONISTA – Ci sono due immagini che te li rappresentano. Quei due. E che resteranno per sempre come fotogrammi dell’album più intimo di famiglia. Proprio la tua famiglia. Quella raccolta che si compone solo con le foto stampate. Lucide. Da infilare negli angolini trasparenti. Da scorrere facendo attenzione a non rovinarle, giammai, con l’ombra di un dito.

Da un lato Vincenzo Torriani, dall’altro Franco Rota. Si guardano. Con la sigaretta stretta fra labbra e denti. Sembrano due tipi un po’ all’ Humphrey Bogart, come si era una volta. Si parlano. O meglio: uno domanda, l’altro risponde. Uno scriverà, l’altro leggerà. Parole, intuizioni, notizie. Patti chiari. Fra Patron e Giornalista, anzi cronista.

Li vedi ancora così, quei due. Che indossano un impermeabile beige, uguale, proprio perfetto e in stile, per non beccare l’acqua. Che piove. Per arrivare alla partenza della tappa. E buttarselo poi dietro sul sedile il soprabito. Che c’è da lavorare. Per il ciclismo.

Il Patron con la testa spettinata che sbuca fuori dall’ammiraglia della direzione di corsa. L’inviato chinato sulla macchina da scrivere.

Quei due. Si scrutavano, parlavano, si capivano. Per ore. Con la sigaretta in bocca. E poi? E poi pregavano. Sì, quei due insieme pregavano: in San Camillo. Era tutto lì il loro mondo. In un fazzoletto di una Milano coi tram rumorosi, fra stazione Centrale e via Vitruvio. Lì era la prima redazione de La Notte, quella quasi eroica come il suo ciclismo, la poesia di quello squadrone diretto da Nino Nutrizio. Era la redazione di Franco Rota, quella dei pezzi da inviato da dettare dal fosso che all’ora dei massaggi dei corridori, dopo la tappa, c’è solo il tempo di prendere l’intervista per la ribattuta o l’edizione del giorno dopo.

Lì era la zona del quartier generale della Gazzetta, della direzione Corse. Lì era anche la zona del ristorante Tirreno, quello del Sauro, Stefanini da Livorno, dove fare tardi qualche volta la sera, fra amici buon cibo e tante sigarette, colonna sonora di racconti di ciclismo.

Lì, appunto, c’era la chiesa, in San Camillo, dove prender messa la domenica mattina. Proprio  dietro a via Vitruvio, dietro all’Istituto Gonzaga. Insieme, spesso, quei due.

Li ricordo ancora: uno davanti all’altro. Sul balcone di casa dei Torriani, dopo la Messa. Ero piccina. Li guardo. Si stringono forte. Quei due. È  mancata da pochi mesi la signora Torriani. Nessuna intervista, nessuna parola. Solo una stretta e quel guardarsi negli occhi chiari, dell’uno e dell’altro. Dritti come un fuso: negli occhi. Come una sigaretta accesa… appesi a quell’amicizia da consumare forse troppo in fretta.

 

Il saluto di Andrea Noè

Siamo abituati a goderci la fama di campioni e anche quella di gregari. Siamo abituati con umiltà alla fatica che Lei ci impone e ogni volta ci ricambia.

La bicicletta!

Siamo abituati bene da Lei e a Lei vanno tutte le glorie. Perché la sua storia non sia mai dimenticata e
anzi proceda scivolando verso nuovi successi in bocca al lupo Museo Alessandria Città delle Biciclette!

Andrea Noè

Il saluto di Renato Di Rocco

La Federazione Ciclistica Italiana accoglie con entusiasmo l’idea di trasformare la mostra inaugurata ad Alessandria per celebrare i 200 anni dalla nascita della draisina nell’esposizione permanente “Alessandria Città delle Biciclette” ed è onorata di concedere il Patrocinio ufficiale.

Un nuovo Museo si aggiunge al patrimonio del movimento ciclistico italiano, che non teme confronti al mondo per l’attenzione e la cura dedicate alla Storia, alla Memoria e alla Cultura delle due ruote.

Al di là della ricorrenza dei 200 anni, l’iniziativa coincide con la riscoperta della bicicletta come mezzo ecologico ed economico per la mobilità sostenibile e grande risorsa per lo sviluppo del turismo sportivo.

Con questo Museo, Alessandria diventa il fulcro della rete di musei storici del Piemonte, che offrono ai visitatori e agli appassionati la possibilità di compiere un viaggio nel cuore del grande ciclismo, dall’età epica ai nostri giorni, collegandosi direttamente al Museo dei Campionissimi di Novi e alla Casa Coppi di Castellania.

Lungo questo itinerario si dipanano anche numerose collezioni private e il piccolo Museo creato nella Stazione Ferroviaria di Rocchetta Cerro Tanaro, intitolato a Guido «Sarachet» Saracco, costruttore di biciclette, musicista, inventore e poeta dialettale.

Il progetto espositivo del nuovo museo alessandrino si sviluppa in aree tematiche. Un modo innovativo di leggere la storia della bicicletta e del ciclismo seguendo un percorso
spazio-temporale organico.

Si parte dall’area dedicata all’imprenditore Carlo Michel, tra i primi a portare in Italia il velocipede che ha dato origine alle prime gare organizzate dal Circolo Velocipedistico Alessandrino.

Poi si passa alla nascita del giornalismo sportivo con la sezione dedicata ad Eliso Rivera, cofondatore con Eugenio Costamagna della Gazzetta dello Sport. Seguono l’azienda Maino, definita la “Ferrari della Bicicletta”, l’area dei Campioni e Campionissimi
piemontesi: Cuniolo, Gerbi, Giradengo e Coppi, la storia della bicicletta artigianale ad Alessandria, bici e società, documentazioni e video, fino alle news entry, aperta ai nuovi apporti e prestiti di cimeli.
Insomma, il filo di un racconto coerente che i visitatori, ciclisti, cicloamatori, semplici appassionati possono seguire e vivere dall’interno con tutti i cinque sensi.

L’ambizione dichiarata è di estendere oltre i confini provinciali e regionali la mappa, nella prospettiva di realizzare un’autentica rete nazionale dei Musei di settore.
Questa rete potrebbe integrare il Piano delle ciclovie turistiche previsto dalla nuova legge sulla ciclabilità con percorsi storico-culturali e conoscitivi legati alla cultura della bicicletta come strumento di crescita sociale, civile ed economica del Paese.

La Federazione è pronta a fare la sua parte al fianco delle istituzioni e delle realtà associative del territorio.
Renato Di Rocco

Antonella Bellutti: L’unica catena che ci rende liberi è quella della bicicletta

Molto toccante la testimonianza di Antonella Bellutti, due volte medaglia d’oro consecutiva ai Giochi Olimpici nella specialità della pista (Atlanta 1996 e Sydney 2000), che ha sottolineato come la lotta storica sia tuttora in corso per conquistare un ruolo adeguato della donna nel ciclismo e mondo dello sport. E guardando avanti con la consapevolezza del passato Antonella Bellutti ha detto fra l’altro:

Un museo per la bicicletta è qualcosa di prezioso e speciale. E lo è in particolare per la nostra società perché simbolo di una delle grandi battaglie del nostro tempo, ma come oggi attuale: quella dell’emancipazione femminile e del contrasto alle discriminazioni. La storia delle suffragette è la storia che ha portato le donne alla libertà di pedalare. Da allora l’inseguimento dei diritti non è affatto finito.

C’è ancora una strada tutta in salita da percorre e sarebbe bello che donne e uomini pedalassero insieme. Perche’ non c’è democrazia senza la libertà e il rispetto dovuto alle donne.

L’unica catena che ci rende liberi è quella della bicicletta. E questo ci deve fare riflettere sul ruolo e sul potere della bicicletta!

All’inaugurazione hanno preso parte quasi trecento persone per brindare al nuovo Museo permanente al terzo piano di Palazzo del Monferrato di Alessandria. Particolarmente orgoglioso e felice per la riuscite dell’evento il presidente della Camera di Commercio di Alessandria Gian Paolo Coscia che ha detto:

Ringrazio a nome mio personale e della Camera di Commercio tutti queste campionesse, campioni e la grande famiglia del Ciclismo che ha voluto onorare con la Sua presenza la cerimonia di inaugurazione del Museo AcdB.

Si tratta di un gesto di attenzione, di sensibilità sportiva e storica che abbiamo molto apprezzato e ci ha aiutato a comunicare nel modo più appropriato il ruolo che vorremmo il ciclismo avesse nella costruzione di un’identità del nostro territorio.

L’inaugurazione? Un successo

Venerdì 1 dicembre 2017
Alessandria Città delle Biciclette
ha inaugurato il suo Museo #AcdB

Alessandria (01-12-2017) – Un grande successo di partecipazione, di condivisione è stato l’evento di inaugurazione del nuovo Museo Alessandria Città delle Biciclette di giovedì 30 novembre 2017 a Palazzo del Monferrato.

Un’inaugurazione impreziosita dalla partecipazione di campioni e di famiglie di campioni del presente e del passato. Con un omaggio alla pista condotto impeccabilmente dalla due volte olimpionica Antonella Bellutti in compagnia di Marino Vigna, Domenico De Lillo e Marco Pettenella. Con loro anche il ct della nazionale Davide Cassani e molti altri amici del Museo come il direttore sportivo del Team Cofidis Roberto Damiani, con una rappresentanza del Team professionistico Androni di Gianni Savio presente con Fausto Masnada e Mattia Cattaneo e col ds Giovanni Ellena, con del Team dilettantistico Overall Tre Colli rappresentato da Tarcisio Persegona e Massimo Subbrero e Gabriele Rampollo, con la giovane promessa ciclistica alessandrina Gaia Tortolina, con Luciano Parodi e Giovanni Meazzo grandi pezzi da 90 del ciclismo storico, con l’ex professionista Giorgio Zancanaro, con i nipoti di Luigi Malabrocca (Serena), di Giovanni Cuniolo (Giovanni), di Costante Girardengo (nipote Costanza e pronipote Michela), di Fausto Coppi (Francesco Bellocchio), con la figlia di Fausto Coppi, Marina e il figlio di Andrea Sandrino Carrea, Marco. Con Marco Torriani, figlio del patron del Giro, poi ancora Carola Gentilini e Antonio Molteni del Museo Ghisallo.

Presenti anche firme e scrittori autorevoli del mondo del giornalismo sportivo, come Claudio Gregori (La Gazzetta dello Sport), Gianfranco Josti (Corriere della Sera), Sergio Meda, il grande fotoreporter Roberto Bettini e molti altri, numerosi amici legati a questa storia di Alessandria Città delle Biciclette che ripropone in modo permanente una mostra retrospettiva sulla prima bicicletta giunta in Italia (da Parigi ad Alessandria nel 1867) che oggi ancora pedala a ritroso nel tempo, conquista e appassiona in un luogo della memoria a due ruote che diventa Museo.

Una passerella di campioni per l’inaugurazione

Le ultime voci sull’inaugurazione in programma giovedì 30 novembre 2017 alle ore 18 a Palazzo del Monferrato sono: olimpioniche, mondiali, mitiche. E pedalano nella storia del ciclismo, anche quella più recente. Perché l’evento di inaugurazione del nuovo Museo Alessandria Città delle Biciclette, in via San Lorenzo 21,  (terzo piano e sala conferenze) vedrà la partecipazione di speciali amici della bicicletta e di Alessandria. Che sono olimpionici, mondiali, mitici.

All’inaugurazione del Museo #AcdB  è attesa infatti una serie di campioni e di famiglie di campioni del presente e del passato. Con un omaggio alla pista condotto dalla due volte olimpionica Antonella Bellutti in compagnia di Marino Vigna, Domenico De Lillo e Marco Pettenella, quest’ultimo figlio del fenomeno olimpico Giovanni.

Non è finita. Al vernissage parteciperanno molti amici della bicicletta fra gli altri Roberto Damiani (attuale direttore sportivo Cofidis), una rappresentanza del team professionistico Androni e del team dilettantistico Overall Tre Colli, alcuni campioni del passato cresciuti nella scuola della Siof di Biagio Cavanna, come Luciano Parodi, Giovanni Meazzo, i nipoti di Luigi Malabrocca, di Giovanni Cuniolo, di Costante Girardengo, di Fausto Coppi.

Sono attesi anche Marina e Faustino Coppi, Gianni e Marco Torriani, figli del patron del Giro (Vincenzo), poi ancora Carola Gentilini e Antonio Molteni del Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio e molti altri amici legati a questa storia di Alessandria Città delle Biciclette che ripropone in modo permanente una mostra retrospettiva sulla prima bicicletta giunta in Italia (da Parigi ad Alessandria nel 1867) che oggi ancora pedala a ritroso nel tempo, conquista e appassiona in un luogo della memoria a due ruote che diventa Museo.

 

Sul telaio del progetto-bicicletta corre la storia di una città

«Una Mostra di successo diventa dunque Museo permanente. E l’inaugurazione è prevista giovedì 30 novembre 2017 ad Alessandria. Palazzo del Monferrato».

Il progetto si è fatto strada con il beneplacito di tutti gli interlocutori e le istituzioni, trovando ampio consenso popolare e formale, con i patrocini della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Alessandria, di quotidiani nazionali come La Gazzetta dello Sport e La Stampa, di organizzazioni come l’USSI, come il Coni  e la Federciclismo nonché l‘Unione Ciclistica Internazionale. Importanti patrocini sono ancora in arrivo, come quello dell’Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sul telaio di questo progetto-bicicletta c’è la consapevolezza di valorizzare un mezzo di mobilità sostenibile che è anche prodotto di design, che ha dato molto all’imprenditoria locale negli anni del suo massimo sviluppo artigianale e che sta conoscendo in questi anni a livello internazionale una rinnovata attenzione, arrivando a vivere quello che è stato definito una sorta di rinascimento.

I presupposti di questo successo sono diversi, come spiegano Gian Paolo Coscia e Roberto Livraghi, presidente e segretario generale della Camera di Commercio di Alessandria, ente che è il vero motore ecologico di questa iniziativa:

«Fra i motivi di questo successo ci sono di sicuro l’interesse delle istituzioni verso le politiche di mobilità sostenibile, ma anche l’attenzione dei cittadini verso le attività fisiche da svolgersi all’aria aperta; il richiamo costituito dal turismo lento e rispettoso dell’ambiente. E ancora, il fascino del ciclismo eroico, le storie di uno sport autenticamente popolare, le emozioni che sanno suscitare i grandi campioni, ma anche i loro gregari, l’interesse collezionistico per modelli diventati mitici, il proliferare di eventi, come le ciclo-storiche, legati a far rivivere la passione per le due ruote. Poiché la bicicletta contribuisce alla trasformazione della città, alcuni studiosi sono arrivati a parlare di una possibile urbanistica della bicicletta, in una fase in cui i sistemi infrastrutturali disegnati in funzione del trasporto a motore invadono sempre più le nostre città e le nostre vite, ma rivelano anche la propria inadeguatezza».

Consapevole di questa nuova cultura delle due ruote, nel 2016 la Camera di Commercio, in collaborazione con il Comune di Alessandria, ha dato vita a un progetto di riscoperta, denominato Alessandria città delle biciclette che ha trovato sostanza in una mostra che si è svolta nella primavera dello stesso anno negli spazi espositivi di Palazzo del Monferrato.

L’idea progettuale rappresenta un’inedita ricostruzione del ruolo rivestito dal territorio provinciale nella storia del ciclismo, dell’industria della bicicletta e del giornalismo sportivo.

Da Carlo Michel a Giovanni Maino, dalle Borsaline al Circolo Velocipedisti Alessandrino, dalla rivalità tra il tortonese Giovanni Cuniolo detto Manina e l’astigiano Giovanni Gerbi, soprannominato il Diavolo Rosso, fino alle vicende di campionissimi come Costante Girardengo e Fausto Coppi, la mostra ha raccontato la storia tutta da riscoprire del ruolo centrale della provincia di Alessandria nelle origini del mito della bicicletta e nelle innumerevoli vite che ha avuto da allora.

Questo territorio, infatti, con le sue strutture, prime tra tutte il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure e Casa Coppi a Castellania, con i percorsi cicloturistici di collina e di pianura, con le manifestazioni ciclo-storiche e soprattutto con la presenza di un ampio numero di appassionati, può proporsi credibilmente per raccontare la straordinaria storia degli inizi e dell’affermazione dello sport delle due ruote in Piemonte e in Italia.

Roberto Livraghi: AcdB è un luogo della memoria

Roberto Livraghi,   segretario generale della Camera di Commercio di Alessandria ha detto in conferenza stampa: 

AcdB è un luogo della memoria e della vocazione, intorno al quale si stringono le famiglie dei grandi Campioni del passato anche quelle di Campioni meno grandi del passato, di tutti i ciclisti agonisti (ne abbiamo già contati poco meno di 200!) che la provincia di Alessandria ha saputo esprimere da quando sono state inventate le competizioni su strada e su pista, prima quelle su pista e poi quelle su strada, quindi lungo un arco di tempo che oramai ha superato il secolo. Per cui le famiglie Coppi, Girardengo, Cuniolo, Malabrocca, fin dall’inizio hanno accompagnato la mostra e saranno con noi al Museo grazie anche ad alcuni prestiti importanti.

Il Museo di Alessandria, pur ultimo arrivato in una terra di musei del ciclismo, vuole fare sistema e fare rete con i musei di Castellania e di Novi Ligure, quindi stiamo costituendo un triangolo in cui il visitatore, il turista e l’appassionato potrà circolare con naturalezza da uno all’altro museo. Ci interessa non sgomitare per guadagnare spazio ma per fare sistema e rete e questa intenzione va a anche al di là della provincia perché abbiamo capito fin dall’inizio della mostra quanto sia importante un sistema italiano dei musei del ciclismo.

Non è casuale questa sottolineatura soprattutto oggi che ci vede gemellati ufficialmente con il Museo del Ghisallo di Magreglio che ci ha portato due stendardi collezionati dal GS Ghisallo ed ora in prestito al Museo AcdB: si tratta di una bandiera d’onore di una corsa organizzata dal CVA di Alessandria del 1891 con tanto di stemma del Comune di Alessandria e lo stendardo ancora più antico di una corsa ad handicap organizzata nel 1887. Si tratta di due cimeli che ci fanno capire come già nel mondo dei collezionisti il CVA e la storia di Alessandria abbiano fatto tanta strada prima di tornare a casa.

Fra le notizie fresche legate al Museo c’è da segnalare un omaggio al settore della pista che ad Alessandria ha mosso i primi passi su una pista che il CVA ha fatto costruire dal Comune nel 1890: il giorno 30 in occasione dell’inaugurazione avremo una delegazione di medaglie d’oro e olimpiche con Antonella Bellutti, Domenico De Lillo con Marco Pettenella figlio del campione olimpico Giovanni e con Marino Vigna già amico della mostra.

Gian Paolo Coscia: ce l’abbiamo fatta!

Gianpaolo Coscia, Presidente della Camera di Commercio di Alessandria ha detto in conferenza stampa: 

È sempre un piacere constatare che quando si parla di biciclette, di campioni, anche di nomi altisonanti legati alle biciclette, la sala conferenze sia sempre piena. Questo accade da due o tre anni a questa parte e riempire la sala è un segnale positivo che trasferisco con orgoglio alla Città, alla Provincia e alla Regione Piemonte.

Siamo qui per dire che ce l’abbiamo fatta: l’idea del Museo il giorno dopo la chiusura della mostra Alessandria Città delle Biciclette ha raggiunto il suo traguardo ed è l’epilogo di un successo clamoroso che ci porta ada avere finalmente anche ad Alessandria un Museo permanente delle biciclette, reso possibile grazie al lavoro che è stato fatto in modo efficace senza lesinare alcuno sforzo e con l’autorevolezza delle istituzioni che ci hanno accompagnato in questo percorso: Regione, Provincia e Comune di Alessandria, ma anche Castellania e Novi Ligure con il Museo dei Campionissimi, il Museo del Ghisallo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, tutti enti che hanno contribuito a fare sì che finisse cosi questo percorso tracciato da una mostra divenuta oggi permanente e che vedrà impegnati ancora tutti i collaboratori iniziali di questa impresa. Sono molto orgoglioso anche della sede di Palazzo del Monferrato, per una città di Alessandria che ha dato molto, dal punto di vista umano, dell’industria e sociale, che meritava questo Museo.

Grazie a tutti quelli che hanno collaborato a questa idea, nata subito dopo la chiusura della mostra che oggi è una realtà permanente grazie ad amiche ed amici qui presenti come Costanza Girardengo e Serena Malabrocca,  come Giovanni Meazzo.

Si inaugura!

Giovedì 30 novembre alle ore 18
presso il salone delle feste di Palazzo del Monferrato,
si inaugura il AcdB Museo.

Siete tutti graditi ospiti.

N.B.: è preferibile raggiungere la sede in bici.