«MOSTRATEMI UN ANGELO E LO DIPINGERÒ»

Paolo Canton per il Catalogo della Mostra Veni Vidi Bici

Affermava, scettico, Gustave Courbet. Giotto, invece, gli angeli li vedeva. E li dipingeva. Li dipingeva proprio come li aveva visti: giovani, belli e senza piedi, con ali che rivelavano un’attenta osservazione degli uccelli in volo. Non so se Riccardo Guasco abbia mai disegnato angeli.

Ma sono certo che ne abbia visti tanti, li abbia osservati con la dovuta attenzione e abbia – più di tutto – riflettuto sugli effetti del loro semplice esistere. Quando ancora andava a scuola, Guasco ha imparato che una cosa esiste se ha una massa e un’energia.

Diventato disegnatore, e non avendo la voglia di andare in giro con una bilancia sotto il braccio, si è concentrato sull’energia. Nel mondo di Guasco di energia se ne consuma tanta: la gente fa fatica, spinge sui pedali, scavalca ostacoli, suda in cucina. Proprio come accade nei mondi di tutti noi. Ma se nel nostro mondo spesso la fatica è sofferenza, fastidio, scorno, nel mondo di Guasco tutta questa fatica – la sua del disegnare e quella disegnata – in sofferenza proprio non si vuole trasformare.

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