AcdB ha un team speciale

Il Museo AcdB nasce dell’evoluzione di una mostra che ha pedalato anche oltre i confini di Alessandria e che ha avuto l’obiettivo di fare rivendicare alla Città una serie di primogeniture storiche nell’affascinante e appassionante mondo delle Biciclette.

Il gruppo che ha pedalato insieme per la Ricerca storica, composto da Mimma Caligaris, Michele Carpani, Paolo Chilin, Giampaolo Bovone, Roberto Livraghi, per realizzare il progetto di Camera di Commercio di Alessandria, ha avuto una serie di supporti e di collaborazioni significative grazie anche alla partnership di alcune realtà molto significative.

Accanto a questo gruppo di ricerca storica opera dall’inizio il curatore della mostra e poi del museo Giorgio Annone (di LineLab), con la collaborazione di Maria Luisa Caffarelli e Rino Tacchella (per il catalogo) e con un team più ampio che pesca anche nel Circolo Velocipedistico Alessandrino (il CVA risalente al 1886 e ricostituito nel 2016).

Il progetto coinvolge una rete di prestatori e collaboratori che trova anche un gemellaggio ufficiale nel Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio (Como) e il prezioso supporto di sponsor come:

il Credito Valtellinese SpA, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Guala Dispensing SpA e Solvay Speciality Polymers Italy SpA a cui il Museo AcdB con tutte le sue Biciclette dice grazie!

Il saluto di Francesco Moser

La storia del ciclismo io la sento precisamente ogni volta che vado a Castellania, il paese natio di Coppi. Per noi ciclisti quello è un luogo un po’ sacro, un pellegrinaggio che ci fa bene, ci riporta sempre ai sentimenti. Quelli familiari.

Pensate che il mio ricordo, lì, è per sempre legato a mia mamma Cecilia. La portai con me a rendere omaggio a Fausto. Ogni volta che torno mi emoziono al ricordo.

Oggi Alessandria, guarda caso da quelle parti, ha il suo Museo e ci racconta una storia fatta di prime volte decisive per noi corridori. Di ieri e di oggi.

In una foto riportata alla luce da questa mostra che ricorda la gloriosa compagine Maino c’è zio Aldo giovanissimo: l’ abbiamo ricevuta in formato gigante dagli amici di Alessandria e la custodiamo nel nostro piccolo museo.

Su in cantina a Maso Warth, a Trento, infatti abbiamo creato un piccolo museo e siamo molto legati ai cimeli, ai ricordi che la gente apprezza e valorizza ognuno raccontando il proprio aneddoto, ognuno aggiungendo un personale ricordo. Tutto questo fa parte del bello del ciclismo. Il nostro ciclismo. Senza tempo. Auguri al Museo Alessandria Città delle Biciclette.

Francesco Moser

Il saluto di Ernesto Colnago

Ernesto Colnago grande costruttore italiano di biciclette non potendo intervenire al vernissage del Museo ha inviato un personale saluto. Che riportiamo qui di seguito:

Buonasera a tutti i presenti,
i miei complimenti ai protagonisti di questa bella iniziativa perché la storia del ciclismo va conservata, ricordata e celebrata. Nel 2017 ricorre in tutto il mondo il duecentesimo anno di storia ufficiale della bicicletta che è e sarà sempre il mezzo di trasporto migliore per una mobilità ecologica e sostenibile.
Io personalmente ho dato un grande contributo allo sviluppo tecnologico di questo mezzo negli ultimi quaranta anni. Nel 1986, in collaborazione con Ferrari, ho sviluppato il carbonio e la forcella dritta vincendo cinque Parigi Roubaix e tre campionati del mondo. Tutti mi davano del matto! Sei anni fa ho portato il primo freno a disco su strada. Questo è una parte di quello che ho fatto che è stato poi copiato da tutti. Posso dire che il ciclismo mi ha dato tanto, ma io ho dato qualcosina in più. E la storia continua. Un sincero saluto e tanti auguri.
Ernesto Colnago

Marco Torriani ci ricorda: il patron e il cronista

Delle origini dell’organizzazione sportiva anche quella internazionale, come quella che ha dato vita all’Unione Ciclistica Internazionale con la sua prima assemblea alessandrina, del rapporto fra editori e ciclismo, con il forte legame dei grandi personaggi alessandrini di Masio (Eliso Rivera, fondatore con Eugenio Camillo Costamagna della Gazzetta dello Sport che guarda caso oggi è ancora di un editore di Masio, Urbano Cairo)  ha parlato Marco Torriani, intervenendo al vernissage del Museo AcdB.

Marco Torriani ha anche accennato al rapporto fraterno che esisteva fra Patron Vincenzo Torriani e l’altro alessandrino di Pozzolo Formigaro, Franco Rota, fra i primi inviati sportivi del ciclismo (a La Notte) e fra i primi portavoce di un campione, anzi campionissimo, come Fausto Coppi. Abbiamo ritrovato questo testo che racconta proprio del rapporto fra Il Patron e il Cronista. In parte è ripreso sul volume L’ultimo patron – Vincenzo Torriani, una vita per il Giro, edito Ancora, di Gianni Torriani in vendita anche al bookshop del Museo AcdB.  Eccolo.

IL PATRON E IL CRONISTA – Ci sono due immagini che te li rappresentano. Quei due. E che resteranno per sempre come fotogrammi dell’album più intimo di famiglia. Proprio la tua famiglia. Quella raccolta che si compone solo con le foto stampate. Lucide. Da infilare negli angolini trasparenti. Da scorrere facendo attenzione a non rovinarle, giammai, con l’ombra di un dito.

Da un lato Vincenzo Torriani, dall’altro Franco Rota. Si guardano. Con la sigaretta stretta fra labbra e denti. Sembrano due tipi un po’ all’ Humphrey Bogart, come si era una volta. Si parlano. O meglio: uno domanda, l’altro risponde. Uno scriverà, l’altro leggerà. Parole, intuizioni, notizie. Patti chiari. Fra Patron e Giornalista, anzi cronista.

Li vedi ancora così, quei due. Che indossano un impermeabile beige, uguale, proprio perfetto e in stile, per non beccare l’acqua. Che piove. Per arrivare alla partenza della tappa. E buttarselo poi dietro sul sedile il soprabito. Che c’è da lavorare. Per il ciclismo.

Il Patron con la testa spettinata che sbuca fuori dall’ammiraglia della direzione di corsa. L’inviato chinato sulla macchina da scrivere.

Quei due. Si scrutavano, parlavano, si capivano. Per ore. Con la sigaretta in bocca. E poi? E poi pregavano. Sì, quei due insieme pregavano: in San Camillo. Era tutto lì il loro mondo. In un fazzoletto di una Milano coi tram rumorosi, fra stazione Centrale e via Vitruvio. Lì era la prima redazione de La Notte, quella quasi eroica come il suo ciclismo, la poesia di quello squadrone diretto da Nino Nutrizio. Era la redazione di Franco Rota, quella dei pezzi da inviato da dettare dal fosso che all’ora dei massaggi dei corridori, dopo la tappa, c’è solo il tempo di prendere l’intervista per la ribattuta o l’edizione del giorno dopo.

Lì era la zona del quartier generale della Gazzetta, della direzione Corse. Lì era anche la zona del ristorante Tirreno, quello del Sauro, Stefanini da Livorno, dove fare tardi qualche volta la sera, fra amici buon cibo e tante sigarette, colonna sonora di racconti di ciclismo.

Lì, appunto, c’era la chiesa, in San Camillo, dove prender messa la domenica mattina. Proprio  dietro a via Vitruvio, dietro all’Istituto Gonzaga. Insieme, spesso, quei due.

Li ricordo ancora: uno davanti all’altro. Sul balcone di casa dei Torriani, dopo la Messa. Ero piccina. Li guardo. Si stringono forte. Quei due. È  mancata da pochi mesi la signora Torriani. Nessuna intervista, nessuna parola. Solo una stretta e quel guardarsi negli occhi chiari, dell’uno e dell’altro. Dritti come un fuso: negli occhi. Come una sigaretta accesa… appesi a quell’amicizia da consumare forse troppo in fretta.

 

Il saluto di Andrea Noè

Siamo abituati a goderci la fama di campioni e anche quella di gregari. Siamo abituati con umiltà alla fatica che Lei ci impone e ogni volta ci ricambia.

La bicicletta!

Siamo abituati bene da Lei e a Lei vanno tutte le glorie. Perché la sua storia non sia mai dimenticata e
anzi proceda scivolando verso nuovi successi in bocca al lupo Museo Alessandria Città delle Biciclette!

Andrea Noè

Il saluto di Renato Di Rocco

La Federazione Ciclistica Italiana accoglie con entusiasmo l’idea di trasformare la mostra inaugurata ad Alessandria per celebrare i 200 anni dalla nascita della draisina nell’esposizione permanente “Alessandria Città delle Biciclette” ed è onorata di concedere il Patrocinio ufficiale.

Un nuovo Museo si aggiunge al patrimonio del movimento ciclistico italiano, che non teme confronti al mondo per l’attenzione e la cura dedicate alla Storia, alla Memoria e alla Cultura delle due ruote.

Al di là della ricorrenza dei 200 anni, l’iniziativa coincide con la riscoperta della bicicletta come mezzo ecologico ed economico per la mobilità sostenibile e grande risorsa per lo sviluppo del turismo sportivo.

Con questo Museo, Alessandria diventa il fulcro della rete di musei storici del Piemonte, che offrono ai visitatori e agli appassionati la possibilità di compiere un viaggio nel cuore del grande ciclismo, dall’età epica ai nostri giorni, collegandosi direttamente al Museo dei Campionissimi di Novi e alla Casa Coppi di Castellania.

Lungo questo itinerario si dipanano anche numerose collezioni private e il piccolo Museo creato nella Stazione Ferroviaria di Rocchetta Cerro Tanaro, intitolato a Guido «Sarachet» Saracco, costruttore di biciclette, musicista, inventore e poeta dialettale.

Il progetto espositivo del nuovo museo alessandrino si sviluppa in aree tematiche. Un modo innovativo di leggere la storia della bicicletta e del ciclismo seguendo un percorso
spazio-temporale organico.

Si parte dall’area dedicata all’imprenditore Carlo Michel, tra i primi a portare in Italia il velocipede che ha dato origine alle prime gare organizzate dal Circolo Velocipedistico Alessandrino.

Poi si passa alla nascita del giornalismo sportivo con la sezione dedicata ad Eliso Rivera, cofondatore con Eugenio Costamagna della Gazzetta dello Sport. Seguono l’azienda Maino, definita la “Ferrari della Bicicletta”, l’area dei Campioni e Campionissimi
piemontesi: Cuniolo, Gerbi, Giradengo e Coppi, la storia della bicicletta artigianale ad Alessandria, bici e società, documentazioni e video, fino alle news entry, aperta ai nuovi apporti e prestiti di cimeli.
Insomma, il filo di un racconto coerente che i visitatori, ciclisti, cicloamatori, semplici appassionati possono seguire e vivere dall’interno con tutti i cinque sensi.

L’ambizione dichiarata è di estendere oltre i confini provinciali e regionali la mappa, nella prospettiva di realizzare un’autentica rete nazionale dei Musei di settore.
Questa rete potrebbe integrare il Piano delle ciclovie turistiche previsto dalla nuova legge sulla ciclabilità con percorsi storico-culturali e conoscitivi legati alla cultura della bicicletta come strumento di crescita sociale, civile ed economica del Paese.

La Federazione è pronta a fare la sua parte al fianco delle istituzioni e delle realtà associative del territorio.
Renato Di Rocco

Antonella Bellutti: L’unica catena che ci rende liberi è quella della bicicletta

Molto toccante la testimonianza di Antonella Bellutti, due volte medaglia d’oro consecutiva ai Giochi Olimpici nella specialità della pista (Atlanta 1996 e Sydney 2000), che ha sottolineato come la lotta storica sia tuttora in corso per conquistare un ruolo adeguato della donna nel ciclismo e mondo dello sport. E guardando avanti con la consapevolezza del passato Antonella Bellutti ha detto fra l’altro:

Un museo per la bicicletta è qualcosa di prezioso e speciale. E lo è in particolare per la nostra società perché simbolo di una delle grandi battaglie del nostro tempo, ma come oggi attuale: quella dell’emancipazione femminile e del contrasto alle discriminazioni. La storia delle suffragette è la storia che ha portato le donne alla libertà di pedalare. Da allora l’inseguimento dei diritti non è affatto finito.

C’è ancora una strada tutta in salita da percorre e sarebbe bello che donne e uomini pedalassero insieme. Perche’ non c’è democrazia senza la libertà e il rispetto dovuto alle donne.

L’unica catena che ci rende liberi è quella della bicicletta. E questo ci deve fare riflettere sul ruolo e sul potere della bicicletta!

All’inaugurazione hanno preso parte quasi trecento persone per brindare al nuovo Museo permanente al terzo piano di Palazzo del Monferrato di Alessandria. Particolarmente orgoglioso e felice per la riuscite dell’evento il presidente della Camera di Commercio di Alessandria Gian Paolo Coscia che ha detto:

Ringrazio a nome mio personale e della Camera di Commercio tutti queste campionesse, campioni e la grande famiglia del Ciclismo che ha voluto onorare con la Sua presenza la cerimonia di inaugurazione del Museo AcdB.

Si tratta di un gesto di attenzione, di sensibilità sportiva e storica che abbiamo molto apprezzato e ci ha aiutato a comunicare nel modo più appropriato il ruolo che vorremmo il ciclismo avesse nella costruzione di un’identità del nostro territorio.

L’inaugurazione? Un successo

Venerdì 1 dicembre 2017
Alessandria Città delle Biciclette
ha inaugurato il suo Museo #AcdB

Alessandria (01-12-2017) – Un grande successo di partecipazione, di condivisione è stato l’evento di inaugurazione del nuovo Museo Alessandria Città delle Biciclette di giovedì 30 novembre 2017 a Palazzo del Monferrato.

Un’inaugurazione impreziosita dalla partecipazione di campioni e di famiglie di campioni del presente e del passato. Con un omaggio alla pista condotto impeccabilmente dalla due volte olimpionica Antonella Bellutti in compagnia di Marino Vigna, Domenico De Lillo e Marco Pettenella. Con loro anche il ct della nazionale Davide Cassani e molti altri amici del Museo come il direttore sportivo del Team Cofidis Roberto Damiani, con una rappresentanza del Team professionistico Androni di Gianni Savio presente con Fausto Masnada e Mattia Cattaneo e col ds Giovanni Ellena, con del Team dilettantistico Overall Tre Colli rappresentato da Tarcisio Persegona e Massimo Subbrero e Gabriele Rampollo, con la giovane promessa ciclistica alessandrina Gaia Tortolina, con Luciano Parodi e Giovanni Meazzo grandi pezzi da 90 del ciclismo storico, con l’ex professionista Giorgio Zancanaro, con i nipoti di Luigi Malabrocca (Serena), di Giovanni Cuniolo (Giovanni), di Costante Girardengo (nipote Costanza e pronipote Michela), di Fausto Coppi (Francesco Bellocchio), con la figlia di Fausto Coppi, Marina e il figlio di Andrea Sandrino Carrea, Marco. Con Marco Torriani, figlio del patron del Giro, poi ancora Carola Gentilini e Antonio Molteni del Museo Ghisallo.

Presenti anche firme e scrittori autorevoli del mondo del giornalismo sportivo, come Claudio Gregori (La Gazzetta dello Sport), Gianfranco Josti (Corriere della Sera), Sergio Meda, il grande fotoreporter Roberto Bettini e molti altri, numerosi amici legati a questa storia di Alessandria Città delle Biciclette che ripropone in modo permanente una mostra retrospettiva sulla prima bicicletta giunta in Italia (da Parigi ad Alessandria nel 1867) che oggi ancora pedala a ritroso nel tempo, conquista e appassiona in un luogo della memoria a due ruote che diventa Museo.